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PROGETTO SCUOLA: "RUGBY IN CLASSE!" |
Avviamento attività motoria e allo sport nella scuola attraverso il gioco del Rugby. |
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Curriculum del COLLEFERRO RUGBY. |
Il rugby a Colleferro nasce il 25 agosto 1965, quando il professore di educazione fisica del liceo Mario ROSINI, introduce il gioco con la palla ovale. In seguito, è Carmine SARNO, primario del laboratorio analisti dell’ospedale cittadino ed ex giocatore del Civitavecchia Rugby, a fondare una società rugbistica a Colleferro.
Nei sui 45 anni di storia il Club registra 7500 tesserati, 45 incontri internazionali, 67 giocatori stranieri.
Nel 1992, nonostante le numerose richieste di club di altissimo livello, Jeff Miller, futuro campione del mondo con la Nazionale Australiana, indossa la maglia del Colleferro regalando alla comunità sportiva un esperienza di professionalità e di attaccamento ai colori sociali che ancor oggi rendono il legame con i club di rugby australiani di alto livello un privilegio assoluto.
Nel 1996, sotto la guida del Prof. Loreto CUCCHIARELLI, già coach della nazionale italiana, il Club accede alla massima serie Nazionale e disputa i play-off scudetto qualificandosi al 4 posto assoluto in Italia.
Molti giocatori del Colleferro rugby hanno indossato la maglia azzurra e giocato stabilmente in Nazionale. Tra di loro si è distinto Giovanni Raineri che in Nazionale è arrivato a indossare la fascia di capitano.
Similmente molti giocatori provenienti dalle giovanili del Colleferro Rugby, hanno indossato le maglie dei club italiani più prestigiosi (L’Aquila, Roma, Calvisano, Lazio, Frascati, Parma, Padova).
Nel 1986 il Club Rossonero vede la luce anche il settore arbitrale che produce arbitri di altissimo livello con Domenico SIRONI arbitro di punta della Federazione Italiana Rugby che raggiunge la qualifica di “Internazionale”.
Nel 2002 ( Scozia) e 2004 (Argentina) il Colleferro Rugby ha curato l’organizzazione di due match internazionali del Torneo delle Sei Nazioni “B”. Gli eventi hanno avuto una grande eco nei media nazionale ed europei, divulgando la realtà cittadina con grande risonanza.
Nel 2000 lo storico capitano del Colleferro Maurizio DE CINTI si trasferisce in Sud Africa a Stellenbosch. La città ospita una delle principali università sudafricane (e la più antica), che forma gran parte dell'elite rugbystica attualmente campione del mondo. Grazie all’intervento di Maurizio DE CINTI, si stabilisce un rapporto di collaborazione con la suddetta università. La cooperazione si concretizza con la partecipazione dei giovani ruggers colleferrini ad un progetto pilota che vede l’approfondimento dei contenuti rugbstici legati al vissuto personale e lo studio delle lingua inglese e un primo approccio alla lingua afrikaans. |
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Valenza Sociale |
Il Colleferro Rugby nel suo intento di divulgazione e propaganda dei principi del Rugby, accomuna attività sociali che sostengono le fasce più deboli e necessarie di supporto temporaneo o a tempo indeterminato.
Altrettanto importante il progetto “RUGBY NEL SOCIALE” presentato nel marzo del 2009. Programma che offre un’opportunità in più a quei ragazzi che vorrebbero praticare lo sport ma che non possono permetterselo per motivi anche di natura economica. Da allora gli atleti provenienti da famiglie indigenti hanno potuto praticare il rugby a titolo gratuito.
L ’impegno del Colleferro nel sociale inizia da lontano. È nel 2003, infatti, che il club rosso-nero stringe un patto di sostegno con l’associazione per i bambini down “Crescendo Insieme”. Da allora numerose iniziative dei dinamici ragazzi dell’associazione hanno visto la concreta partecipazione dell’ambiente rugbystico di Colleferro. |
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Professionalità del progetto scuola “RUGBY? SI GRAZIE…!” |
L’associazione sportiva COLLEFERRO RUGBY UFC, che nell’ambito del COLLEFERRO RUGBY si occupa specificatamente del “Minirugby”, investe buona parte le sue risorse umane ed economiche nel progetto scuola.
La convinzione della bontà del programma è supportata dall’eccellenti qualità professionali dei suoi operatori.
Le linee guida dell’associazione prevedono una scuola formazione per i propri operatori che interagiscono con le attività programmate. Ne consegue che tutti gli educatori scolastici godono di una preparazione formativa supportata dalla FEDERAZIONE ITALIANA RUGBY di altissima professionalità.
Il responsabile operativo del progetto scuola è Mario Sironi (71 anni). Già Presidente del Comitato Regionale Laziale Rugby, realizza la sua quarantennale esperienza manageriale nell’ambito della Federazione Italiana Rugby. La preparazione giuridico-sportiva dell’esperto dirigente, garantisce l’eccellente qualità dei rapporti istituzionali tra gli enti interessati dal progetto.
Il responsabile della formazione e del progetto scuola è Raffaele DI DONNA (43 anni) qualificato all’Accademia Federale come allenatore nazionale con il brevetto di Primo Livello. Laureato in Scienze Gestionali ed Organizzative presso l’Università della Tuscia in Viterbo, l’ex giocatore di prima Divisione, garantisce la necessaria metodologia di insegnamento secondo i dettami della F.I.R.
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Gli educatori-allenatori interessati dal progetto scuola: |
Simone Galuppi (24 anni), qualificato educatore-allenatore dal Comitato Regionale Laziale con particolare specificità didattica nella scuola. Esperienza triennale con la scuola “Francesco Petrarca” di Colleferro e “Oreste Giorgi” di Valmontone.
Luca De Maggi (22 anni), qualificato educatore-allenatore dal Comitato Regionale Laziale con particolare specificità della metodologia di approccio al contatto. Esperienza scolastica pregressa nella scuola “Petrarca” di Colleferro. (Attualmente giocatore del Colleferro Rugby).
Francesca Benisabenali (24 anni) qualificata educatrice-allenatrice dal Comitato Regionale Laziale con particolare specificità sugli aspetti emozionali e soluzione distacco affettivo.
Luca Papaianni, qualificando educatore-allenatore dal Comitato Regionale Laziale, con particolare specificità nella gestione del passaggio dalle categorie Minirugby alle Juniores.
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Contenuti e linee operative. |
INTRODUZIONE
L’incontro tra la Scuola ed il Rugby va ricercato e favorito con la consapevolezza che queste due "entità" possono essere estremamente utili l’una per l’altra:
la collaborazione del tecnico con la Scuola deve essere finalizzata al raggiungimento degli obiettivi della Scuola stessa (contributo alla formazione del Cittadino).
Il Rugby è uno sport di emozioni, di cooperazione, di contatto: ciò lo rende uno strumento formativo potenzialmente eccezionale, ma come ogni strumento va usato correttamente, avendo chiari gli obiettivi che si intende perseguire ed il metodo con cui si vuole lavorare.
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PREMESSA
Il Tecnico che interviene in ambito scolastico svolge funzione di Educatore: il suo atteggiamento e la sua proposta devono conformarsi a questo principio fondamentale.
L’educatore deve porre particolare attenzione a: Capacità di gestione di un gruppo di ragazzi/e e delle dinamiche che si sviluppano al suo interno; Capacità di fare una proposta che sia adatta al gruppo con cui si sta lavorando e che vada incontro al vissuto dei ragazzi/e.
L’azione educativa si pone i seguenti OBIETTIVI:
Sviluppo della consapevolezza/coscienza di sé
Sviluppo della collaborazione/cooperazione.
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METODOLOGIA
L’attività di sensibilizzazione deve favorire:
Libertà di espressione: l’educatore propone gli esercizi evitando di mostrare quale sia il modo "giusto" per eseguirli;
Ritmo: l’attività deve svolgersi a ritmo sostenuto e con la giusta alternanza di movimento e riposo;
Concentrazione: l’attività richiede per tutta la sua durata la piena "presenza" di chi la svolge e la disponibilità a recepire ciò che viene proposto dall’educatore;
Sospensione del giudizio: il modo di svolgere gli esercizi proposti è comunque giusto perché ognuno li interpreta a seconda della propria personalità, con l’unica condizione che ciascuno si metta effettivamente in gioco e sia concentrato su ciò che sta facendo.
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Progetto didattico Rugby. |
PREMESSE GENERALI
I programmi della Scuola che prevedono l’Educazione Motoria come attività curriculare, pongono l’educatore di fronte alla necessità di scegliere un’attività che possa essere praticata da TUTTI i suoi alunni (bambini, ragazzi, ragazze).
Quando si inizia un programma educativo con dei ragazzi bisogna porre dei fini a cui si intende arrivare alla fine del nostro operato. Queste finalità si suddividono in due sistemi diversi di educare:
1) EDUCARE IL MOVIMENTO che riguarda l’area morfologico- funzionale con la quale si cerca di raggiungere i seguenti obiettivi:
A – favorire lo sviluppo di:
- capacità senso-percettive
- schemi motori
- schemi posturali
B – sviluppare le capacità:
- coordinative
- condizionali
C – favorire l’apprendimento:
- abilità motorie (generali e specifiche)
2) EDUCARE ATTRAVERSO IL MOVIMENTO riguardante le aree affettive-cognitive- relazionali avendo come obiettivo:
- AREA AFFETTIVA : favorire il controllo dell’emotività (paura, aggressività);
- AREA COGNITIVA : stimolare le capacità di iniziativa e di risoluzione dei problemi;
- AREA SOCIALE : sviluppare coerenti comportamenti relazionali (squadra, disciplina, rispetto delle regole)
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METODOLOGIA E DIDATTICA DELL’ INSEGNAMENTO DEL RUGBY
Il rugby non può essere presentato all’alunno in tutta la sua complessità.
Questa dipende:
- dalla stessa attività (elevato numero di giocatori, con grande diversificazione di ruoli, regolamento molto complesso, svariate possibilità d’azione dei giocatori, ecc);
- dalla complessità del soggetto a cui si vuole insegnare (problemi d’ordine affettivo, motorio, psichico).
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Obiettivo dell’istruttore sarà, quindi, quello di semplificare il gioco senza snaturarlo, con un processo di apprendimento che si sviluppa:
- dal semplice al complesso;
- dal generale al particolare;
- dal conosciuto all’ignoto (cioè dall’attività personale del ragazzo verso le esigenze fondamentali del rugby).
Il ruolo dell’istruttore non è quello di istruire un giocatore, ma al contrario, è quello di permettergli di capire ciò che fa.
L’alunno all’inizio inventa, poi capisce.
Egli è capace di spiegare "a posteriori" il suo comportamento, la sua risposta motoria.
Non esistono alunni che dal punto di vista motorio "non sappiano nulla".
Il ragazzo ha in sé delle azioni precostituite che sviluppa allorché è messo in presenza delle esigenze di una attività.
INSEGNARGLI IL GESTO NON SEMBRA NECESSARIO, poiché in alcune circostanze mostra di sapere certi gesti.
E’ nostro compito dunque, PROPORRE DELLE SITUAZIONI DI GIOCO A CUI IL RAGAZZO DARA’ UNA PROPRIA RISPOSTA e non quella che si vorrebbe;
il ragazzo non è in grado di comprenderla dal momento che dovrà prima arrivare a confrontare ciò che conosce con le esigenze delle nuove situazioni proposte.
Se, comunque il principiante non dovesse trovare le giuste risposte, devono essere proposte altre varianti (più semplici, meno complesse della situazione).
Lo scopo che si vuole raggiungere deve essere sempre conosciuto, sì da motivare alla stessa attività, ed in modo da costringere il principiante a chiedersi il perché della riuscita o meno.
In questa fase di avviamento le forme dell’apprendimento che prediligiamo sono:PER PROVE ED ERRORI,(e non per ripetizione continua degli stessi esercizi, senza errori), ed anche PER COMPRENSIONE.
Si arriva così ad una costruzione del saper fare (APPRENDIMENTO)
E’ quindi evidente che l’istruttore deve rendersi conto delle difficoltà dei ragazzi a questo livello e deve aiutarli a risolverle.
Sarà solo quando il contatto fisico non sarà più un problema che il ragazzo avrà lo spirito libero per giudicare ed agire nella maniera più adatta.
Sarà possibile solo in questo momento farlo lavorare sulla comprensione del gioco, perché, tranquillo sul piano affettivo, sarà disponibile a risolvere le situazioni in maniera valida (reazione intelligente- decisione tattica del gioco).
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METODOLOGIA TECNICA DI APPRENDIMENTO
Il rugby deve essere insegnato in modo vivo, per mezzo dell’opposizione e deve essere vissuto immediatamente nella sua realtà che è quella di uno sport di contatto e di combattimento.
Sul piano della didattica sarà indispensabile per l’istruttore dare il massimo dinamismo e ritmo a tutte le azioni e perciò i suggerimenti verbali nel movimento sono molto importanti.
Questo periodo di ricerca e scoperta del rugby, definito come un periodo genetico, è caratterizzato inoltre da alcune indicazioni metodologiche:
-NESSUNA DIVERSIFICAZIONE DI RUOLI – (all’inizio è importante formare l’intelligenza tattica di un giocatore, successivamente questa sarà una buona fase di partenza per la specializzazione e il perfezionamento);
- OPPOSIZIONE PERMANENTE - (è il solo modo per allenare la decisione tattica, importantissima nel determinare la prestazione rugbystica, può essere variata in forma ed intensità e, a volte, eliminata per la tecnica individuale, ma occorrerà, poi, ritornare alla realtà dell’opposizione);
- STRUTTURAZIONE DEL GRUPPO - (formare squadre equilibrate);
- STRUTTURAZIONE DELL’ALLENAMENTO - organizzato in cicli di allenamenti/incontro in cui i problemi emersi nel gioco potranno essere affrontati negli allenamenti seguenti e verificati nel prossimo incontro.
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LA SCOPERTA DEL RUGBY
Sul piano metodologico tutte queste indicazioni trovano attuazione nella progressione didattica di AVVIAMENTO AL RUGBY. Il gioco è sempre il punto di partenza e di arrivo di questa progressione ed una graduale introduzione di regole permette di strutturare il Gioco stesso a livelli diversi in relazione alla comprensione dello stesso e alla padronanza di abilità motorie dei partecipanti.
L’introduzione nel gioco delle :
REGOLE FONDAMENTALI (Meta, passaggio indietro, tenuto e fuorigioco), realizza l’obiettivo di presentare un rugby semplice, facilmente comprensibile a tutti, ma con tutte le caratteristiche proprie del gioco stesso, così come quello di una progressiva e graduale complessità, base di un continuo ed effettivo apprendimento.
Successivamente verranno introdotte anche le:
REGOLE COMPLEMENTARI (Mischia, Touche, Calcio d’invio e di rinvio, Annullato,…) relative al modo di riprendere il gioco dopo che questo è stato interrotto.
Questa attività, volta ad una conoscenza e comprensione del Gioco sia sotto il profilo regolamentare che di possibilità d’azione e che prelude alla creazione di giocatori intelligenti, deve avvenire nel Gioco Reale.
Da questa realtà giocatori ed istruttore individueranno i problemi urgenti che, se non possono essere chiariti a livello della squadra (grande gruppo), saranno trattati a livello di (sottogruppo) e poi a livello individuale per giungere, in seguito, alla realtà del Gioco
Si realizza così il procedimento metodologico "dal generale al particolare," tipico del metodo globale.
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INDICAZIONI METODOLOGICHE
L’attività ludica caratterizza la conoscenza del gioco del rugby.
Le regole sono introdotte durante il gioco, in apposite pause e con appropriate spiegazioni (poche parole chiare e precise, alcune dimostrazioni e paragoni con attività conosciute come il calcio ad esempio) :
IL GIOCO COME CONTINUA OPPOSIZIONE: il gioco viene conosciuto secondo il concetto di opposizione che lega le 2 squadre (l’attacco gioca in rapporto alla difesa, e viceversa).
IL GIOCO COME MOVIMENTO ININTERROTTO: il gioco si sviluppa inoltre, secondo un concetto di DINAMISMO CONTINUO, grazie al ruolo dell’educatore che lo organizza continuamente rilanciandolo quando vi sono, arresti del movimento.
In questa prima fase è importante il COINVOLGIMENTO DELL’INTERO GRUPPO assegnando il pallone, oggetto del gioco, in fase di rilancio come gli elementi che vi partecipano poco spontaneamente riportando la totalità del gruppo verso la zona di interesse.
Durante il gioco vengono costantemente stimolati i Principi Fondamentali dell’ AVANZARE e SOSTENERE, prioritari per una giusta comprensione del rugby.
Si realizza così la prima tappa, definita come " GIOCO AMORFO" della scoperta del rugby, in cui oltre ad un gioco continuamente e diversamente strutturato per la progressiva introduzioni di regole e limiti all’azione dei partecipanti, devono emergere le VALENZE EDUCATIVE del nostro sport (Lealtà, rispetto agli altri, ecc.). |
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Il presidente del Mini Rugby Colleferro U.F.C
Angelo BARONE |
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